RECENSIONE DI MARINA MARIANI

La sollecitazione a leggere Le ballate di Narayama, esordio letterario dello scrittore giapponese Fukazawa Shichirō, è stata una intervista apparsa su il manifesto del nove aprile 2026. L’intervista era rivolta a Rose- Marie Lagrave sociologa e femminista francese. Riguardava il suo ultimo saggio «Riappropriarsi di sé». E’ un saggio che affronta differenti problematiche tra le quali la necessità di disporre di mezzi e risorse per poter volere, la volontà non è un atto individuale. Nell’esercizio di questa volontà personale il contesto sociale e comunitario hanno un peso fondamentale. All’interno di questo focus l’autrice evidenzia che la vecchiaia è un osservatorio della durezza sociale un espungere la fragilità, la vulnerabilità. Questo è il tema centrale del racconto Le ballate di Narayama. Il lettore/ lettrice viene introdotto all’interno di una comunità montana giapponese. Un villaggio primordiale basato su una fragile economia di sussistenza dove all’età di settanta anni si doveva fare il pellegrinaggio al monte Narayama. La narrazione porta il punto di vista di Orin che vuole prepararsi e partire per questo pellegrinaggio e per questo si vergogna della sua sana dentatura.
“Orin prendeva in mano una pietra focaia. Apriva la bocca e colpiva con la pietra i denti che sbattevano contro la pietra rimbombava nel cranio….Poiché non desiderava altro che romperli”. Motivo per il nipote Kesakichi di derisione e mancanza di rispetto alla vigilia del compimento del suo settantesimo compleanno avere ancora tutti i denti era segno di voler ancora vivere e dimostrazione palese d’essere in grado di potersi sostentare. Mentre il sogno è quello di poter andare «su in montagna», andare al monte Narayama, il luogo dove abitava il dio, mentre cadeva la neve poiché questo sarebbe stato indice di buona fortuna. Non temeva la morte.
A contro altare alla voce di Orin ci sono le ballate tramandate dalla comunità e imparate a memoria. Attraverso di esse l’orizzonte del lettore, che si apre sulla casa di Orin, si allarga al villaggio di fronte, alla propria comunità e ai famigliari. Orin vive con il figlio Tatsuhei e i suoi quattro nipoti. Ma prima di poter pensare a se stessa occorre che adempia ad ultimo obbligo sociale quello di trovare una nuova moglie al figlio, una nuova nuora alla quale lasciare il governo della casa e l’economia alimentare che garantirà alla famiglia di superare l’inverno e non conoscere la fame. L’equilibrio economico familiare verrà rotto dall’arrivo di due nuove bocche da sfamare oltre la nuova moglie di Tatsuhei. La moglie imprevista del maggiore dei nipoti di Orin: Kesakichi e un prossimo futuro nipotino. Imprevisto che convincerà il figlio Tatsuhei, restio a lasciare andare la madre, ad accompagnarla nel suo ultimo viaggio.

Fukazawa Shichirō (1914-1987)

Nasce nella prefettura di Yamanashi ma dopo il diploma si trasferisce a Tōkyō. Si mantiene intraprendendo vari lavori inclusa la carriera di chitarrista, ha vinto importanti riconoscimenti letterari, ottenendo la stima di Yukio Mishima. Scrisse la sua prima opera nel 1956, quando aveva 42 anni, vincendo un premio per i nuovi talenti promosso dalla rivista “Chũō kōron” con il racconto Narayama bushikō (楢山節考) (le ballate di Narayama). Opera che verrà adattata per il grande schermo in due edizioni differenti: 1958Kinoshita keisuke e nel 1983 Imamura Shōhei.