EVENTO BOOKCITY 2021

Presso APRITI CIELO Via Spallanzani 16 – Milano

NECESSARIO GREEN PASS

Domenica 21 novembre 2021

alle ore 11

IL PIANO INCLINATO

READING DELLE PARTECIPANTI AL GRUPPO

“LA STANZA DELLA POESIA” di APRITI CIELO!

Leggono le loro poesie:
Zina Borgini, Giulia Grigoletto, Marina Mariani, Teresa Mariniello, Maria Luisa Parazzini, Marina Prandelli, Patrizia Puleio, Serafina Tarantini.

Omaggio finale a Giulia Niccolai

 

ZINA BORGINI

Piano inclinato

Se ascolto le voci
di folli messaggeri di morte
se registro sulla pelle la paura di molti
se conto i nemici di convinzioni
se rispetto il faticoso isolamento
scivolo in basso-

I ricordi buoni
sono fune invisibile
ma possente
tira verso l’opposto:

il volo di una a farfalla colorata
le corse nel prato
le lucciole di maggio
i grilli e le cicale
i mirtilli e le fragole
succhiate nelle dita,
le caramelle rubate
le lacrime, le gioie
i languori, i furori
il primo bacio
l’ultimo addio…

allora torno a galla,
in alto, in equilibrio saldo
desiderando una finestra
da cui il nuovo
possa entrare
o uscire
liberamente.


Dopo

Dopo il tornado,
il vento non ci disturba
anche se il suo sussurro
ormai quotidiano
batte le nostre vite.

Dopo aver imparato,
a stare in bilico
padrone d’equilibrio,
siamo più forti
forse più sagge.

Aggiustata la postura
il pensiero più fluido
arma la tolleranza
contro la tresca aggrovigliata
che ogni giorno di più
avanza.


GIULIA GRIGOLETTO

Frammenti
1)
Silenzio muto
occhi increduli
fiume di morti
senza lumini.
2)
Notte buia
luna nascosta
voce che schiuma
alla terra ghiaccia.

3)
Piedi costretti
nella zona rossa
occhio fisso a schermo
mente in giostra
urlo in divieto d’accesso.

4)
Lunga è questa notte
lunga e buia
ricca di noia e assenze
di presenze proibite
di mostri,
pipistrelli alle travi
suonano ad alta frequenza
e rodono i sogni.

Primavera 2021

Le scarpe invitano
il varco dell’uscio
l’andare per le strade
gialle forsizia

mentre gli ormoni strafottenti
delle giovanili primavere
impongono la furia dei sensi

ah, come vorrei
come vorrei mi abitassero ora
per mandare alla malora
tutte queste prescrizioni
che sanificano i giorni
in pigrizie disarmanti

come sonnambula
destreggio tra gli schermi l’attesa
di quell’evento punzecchiante
che sfronderà distanze
e sbocceranno abbracci,
forse…


Dopo?

Dopo resta la cenere
a concimare la terra
i crisantemi in fiore sotto la pioggia
la luce negli occhi di chi spera
altri sguardi dietro la finestra

La luna nera scesa
a rimestare le viscere del fiume
Insidioso il vento scompiglia i capelli

Si sono aperti gli usci
fluisce un vociare chiassoso per le strade
ma non pare ancora aperta
la soglia del cuore.

Un piano inclinato

Rosicchio terra
Fiuto l’aria
Tasto cecità

Arenata è l’acqua
il fiume più non canta
dal letto melmoso
il coccodrillo è assonnato
non lo scorpione che va all’attacco
il giaguaro caccia volando
in do di petto la scimmia sobbalza
da un estremo all’altro
del piano inclinato
svela lo zero d’angolo.

Tondità che cingo
con mani di luce
sottraggo sostanza
seppellisco proliferazione
al nulla del punto

distanze chilometriche.




MARINA MARIANI


Inizio
Le prime ciliegie di quest'anno,
gravide d’acqua,
portano le lacrime trattenute
dalle preoccupazioni per il pane quotidiano 
anche quando il necessario e il futile
non mancano.
Ora aspetto i frutti
di quei semi che si sono sparsi
nei parchi e per le mute strade,
in quel tempo stupefatto, testimone del ritorno
dei legittimi abitanti dei boschi,
dei canali, delle rogge
riportando a noi
il suono dell'acqua

Senza titolo

Ancora inebriati
dal falso senso di onnipotenza
che nega l'abisso
accogliamo, volutamente dimentichi,
il ruggito del passato
sordi al richiamo
delle responsabilità presenti
per una Umanità futura
Accade perché non si è più
sicuri di niente
ma sul far della sera
ombre accanto ai muri
ed echi sul selciato,
ci ricordano che il gioco
sul piano inclinato è ripreso
solo in apparenza, uguale a prima
piccole increspature sull’acqua possono creare tempeste
il destino volge sul lato ombra:
quello della speranza.


TERESA MARINIELLO

Aprile

Rattrappiti questi giorni
come acini d’uva
sospesi su un ramo d’autunno.
Mentre la primavera
danza altrove,
col merlo che non s’alza
al tuo passo,
con le rondini alte
in un cielo di città.
E noi fermi
in una bolla ottusa
attendiamo,
una risposta, un numero
che non basta.
E noi ci aggiriamo,
col respiro chiuso
in un mondo straniero.
Intrusi, senza conoscere la via
per nuova vita.


Tempo lento

Ho spiato il suo apparire
così protetto da foglie.
Ogni giorno.

Lentissimo,
ha scandito
questo tempo fragile
vuoto.
Eppure, nel pieno,
non lo avrei accompagnato
in tanto farsi colore
non avrei salutato
con gioia
la necessità di fiorire.

Durante il viaggio

E adesso chiudere gli occhi.
Su ogni cosa.
Sulle cavità del cuore, che muove senza essere mosso.
Sulle ali, che piano si sono aperte ad accogliere aria.
Per un breve viaggi, mentre la città dorme,
e sopra e dentro,
naviga un cielo stelle.


MARIA LUISA PARAZZINI

La prima foglia

L’ho vista volare, la prima
andava verso il cemento.
La seconda è arrivata
sulla scrivania, senza saperlo.

Passati i giorni
ho scoperto che le foglie in visita
erano due. La terza quindi
sul marmo, a terra.

Potrei simulare che tu esista
nella vita che si dice mia
e ogni foglia croccante tu abbia ordinato
una foglia cadere sulla mia prima strada
del mattino d'autunno.


Piano inclinato o dell’arroganza

Ora, col pieno autunno
Il piano si è inclinato, oh quanto.
Il piano nella luce tonda
come gioco d’azzardo s’inclina,
a poggiare il suo peso  a terra
in un lontano buio.
E il mondo appeso sta
al bordo estremo, alto,
le gambe penzoloni.

Il mondo ha calze vecchie,
lise e senza forma.
Per non vederle Alice
lascia l’appiglio, e rotola
sullo scivolo immenso e verde, oltre non sai
in quale mondo porti
Alice, ed io con lei.

Non collego più parole ad occhi
rughe a sorrisi,
il gatto lascia una maschera
azzurra, appiccicata in aria.

Ho abitudine al senso di vertigine,
per me non è una novità.
Affacciarsi sul vuoto
è un vizio ereditato, di cui
non riesco fare a meno, 
dà più sapore al tè


MARINA PRANDELLI

In carta libera

Il piano inclinato
asimmetrico, il tempo
solo all’apparenza. La fine
ricongiunge la materia
che abbandona, la memoria
affiora, solleva
le parole – il controcanto.


La casa – abbandonata
piena di te.


La radio gracchia, irrompe nella creazione.


Post

Costano fatica
le parole.

A volte si armano di cattive
intenzioni e aspettano, il volto
scolpito nella pietra aspettano…

A volte smarriscono i passi,
solitarie soleggiano.

Tronche, piane, sdrucciole, bisdrucciole:
un esercito in fuga, ma
tu allunga il passo e fanne corpo
tempo, giorno e
notte.


PATRIZIA PULEIO

Unica certezza rimasta, che la tovaglietta
è sempre lì nel secondo cassetto, la scatola
del the sulla mensola, il vaso coi biscotti
sul ripiano in alto

i gesti abituali
sono parenti silenziosi ma solleciti
che ti guardano, ti seguono, dicono
-fai questo, prendi quello,
siediti mangia ricorda, così, brava-
tutto questo e altro, dicono.

È l'inizio del movimento
che dà più problemi: il mettersi
in moto degli ingranaggi,
dei nervi, delle cartilagini smangiate,
che si porta dietro
un fraseggio musicale arrugginito,
bocconi di parole,
ricordi sbagliati. Poi
si aggiusta il ritmo, si trova
una coordinazione, s'intravede
uno scopo, e in qualche modo
la giornata va avanti.


Dopo

Le onde continuano a spezzarsi sulla riva
rubano sabbia regalano sabbia
continueranno a farlo anche dopo,
ogni onda sarà diversa dall'altra
qualcuno sarà lì fermo a contarle.


La piccola donna sorridente sul tram
guarda la torre rossa del carcere
e vede un castello incantato
il volto riflesso nel volto di un'altra.
Guardano gli stormi di uccelli andare
e venire come onde nella sera.


SERAFINA TARANTINI

Primo mattino

Dalla claustrale stanza
senza più preghiere
scorgo sbocciare le viole
sul davanzale

fiorivano i mandorli
nella campagna dei nonni
e si ballava sui sassi
fra ragazze
con i seni appena spuntati
premuti nell’abbraccio
mentre lo sguardo
sbirciava curioso
il giovane biondo
della casa accanto


Spunta una coda
da sotto l'anta dell'armadio
forse di un castoro
o di una volpe
no, é invece la coda
di un discorso
di una domanda:
" dove stiamo andando? "


Sola se ne va
la poesia
dove chissà
per la città




















zzina borgini